Iluavi
I racconti della Luna Blu
Racconto di un suicidio
June 29, 2008 on 4:42 pm | Scritto da Simone Cossu nella sezione Racconti, Racconto di un suicidio | No CommentsEccomi. Cado nel vuoto finalmente. Nessuno potrà registrare questi ultimi rapidi pensieri nei circa tre secondi di volo necessari a raggiungere il confine tre aria e terra. Chissà se me ne accorgerò o se si spegnerà tutto all’improvviso, senza soddisfazione. Dicevano che si vedeva tutta la vita in un secondo, invece mi sto solo godendo centimetro per centimetro la breve discesa e mi pento di non essermi lanciato da più in alto. Mi domando se per vivere un pò di più o perché davvero sono felice di quest’ultimo viaggio.
L’ho deciso io e osservo con gusto le finestre passare davanti ai miei occhi, noto anche una falena ferma su un vetro, una macchia di colore diverso sulla parete grigia del palazzo, un buco di cui non capisco l’utilità. E’ l’adrenalina ha darmi tutti questi pensieri in un lasso di spazio e tempo così infinitesimale? Forse l’istinto vaglia le mille possibilità di tirarmi fuori da questa situazione, mentre una parte della mente lo deride della sua disperazione. Sempre due parti di me, sempre contrapposizione, mai una squadra. Sono felice di terminare questo. Sorrido.
Nessuno si accorgerà davvero della mia fine, soffriranno parenti e amici domandandosi il perché del gesto, ma la storia del pianeta non subirà modifiche di traiettoria. A questo ho già pensato per decidermi a farlo. Il dolore causato sarà meno di un prurito su un braccio della storia del mondo e sarà un nulla totale nella storia dell’universo. Posso caricarmi questa responsabilità. Al resto ho già pensato.
Ora mi soffermo solo sull’aria sempre più rapida e fresca, sul mio silenzio in discesa. Non mi viene da urlare, perché? Poso gli ultimi sguardi sui colori e sugli oggetti compagni di avventura. Mi accorgo di non respirare più, non arriva aria gelida nella gola e nei polmoni. Di ossigeno ne ho a sufficienza per finire la traiettoria. Il pensiero mi fa venire un altro sorriso. O è lo stesso di prima stampato definitivamente sul volto? Mi accorgo all’improvviso di essere quasi arrivato, ma il cervello sembra ancora rinviare l’arresto finale e il cuore, sempre più veloce, regge bene fino all’ultimo l’emozione. Come diventa grande il suolo. Sento l’odore dell’asfalto o lo immagino?
Ho scelto la notte per non colpire nessuno in strada, ma è quasi l’alba, c’è un chiarore rilassante sul fondo, la pace del riposo, il silenzio surreale per un posto invaso e inquinato di rumore. Questa notte poi è stata limpida, la luna era alta e quasi piena, ancora deve tramontare credo. Non la vedo adesso, ma da qualche parte è lì ad osservare in silenzio. Le stelle non si vedono quasi mai cancellate dalla luce della città. Se ci si concentra se ne intravede qualcuna più luminosa in qualche squarcio di buio intenso. Se non venissero accecate dalle migliaia di lampade anche loro avrebbero partecipato con gioia al mio saluto. Egocentrico fino all’ultimo.
Sta finendo un uomo, la sola differenza con la fine di qualunque altro essere vivente è che penso alla mia morte, rifletto e cerco risposte ancora ora, senza avere più scelta da fare, senza più rischio di sbagliare. Ho ucciso l’istinto e mi lascio andare via, non senza ripetermi mille volte le domande fatte prima di prendere l’ultima decisione, non senza vivere il momento, non senza ricordare la forza necessaria per piegare le ginocchia, in piedi sul muretto che fa da parapetto del terrazzo condominiale, e darmi lo slancio. Come un tuffo in una gara di nuoto dalla pedana di partenza. Un paio di metri in orizzontale, quindi l’accelerazione verticale potentissima. Solo un cervello evoluto può calpestare la paura capendo che ora non serve più e non può svolgere il suo importante ruolo di allarme, non può più vigilare contro l’imprudenza e la scelleratezza della curiosità. Che la metà caparbia perda pure i suoi ultimi istanti a cercare un appiglio a cui aggrapparsi per fermare la caduta. Io la ignoro. Vivo l’azione vera. Vivo la morte.
La strada è storta, ondulata, l’affronterò di petto. All’ultimo però non resisto, giro il volto, stringo i denti, chiudo gli occhi fortissimo, mi irrigidisco, emetto un rantolo. L’ultimo istante. Ora arriva, ora sbatto, ora finisce, ora…
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