Iluavi
I racconti della Luna Blu
Dibattito con il mio cervello
January 1, 2011 on 9:29 pm | Scritto da nella sezione Pensieri | No CommentsQuel maledetto anarchico del mio cervello spesso mi lascia basito. Sono qui che l’interrogo e lui non mi da risposte.
Neanche qualche impulso che mi permetta almeno una erronea interpretazione. Nulla.
Il soffitto è lì sopra, lo squarcio di cielo visibile dalla mia finestra pure. Nessun indizio.
E’ incredibile la sua capacità a lasciarmi nel vuoto. Gli offro mille scelte. Lavorare, studiare, leggere, scrivere, andare a nuotare, correre o passeggiare.
No, no e no. Sempre e solo una risposta. Sempre la stessa.
Le nuvole si sono diradate un poco, l’azzurro è uscito di nuovo, però il cambiamento esterno non lo sfiora.
Ora per porgli qualche domanda devo escogitare trucchi. Lui non mi dice che fare, io eseguo azioni che lo rendono innecessario in modo diretto:
palleggio con il pallone, carico la lavastoviglie, mi lancio sul divano del salotto ed osservo un soffitto diverso. Attendo con ansia da questi gesti un segno di pace da parte sua. Stanco forse di essere ignorato mi dirà cosa gli va di combinare. Niente.
Il bianco delle stanze di questa casa non mi stimola la fantasia come le strane controsoffittature di altri appartamenti. O la decadenza di pareti abbandonate da lungo tempo con la carta da parati staccata per lunghi tratti.
Soluzioni di breve periodo non ne vedo. Posso dondolare come un pendolo sullo schienale reclinabile della mia poltrona di lavoro e non ottenere nulla per troppe, troppe ore. Esco? Almeno dimmi di cambiare aria maledetto cervello! Inutile.
Il mio cervello è dispettoso. O forse è spento per non torturarmi di ricordi spiacevoli. Forse è gentile. Ed io non lo capisco. la luce del sole mi sembra più forte, la casa si riempie di lei ed io galleggio fuori da tutti i miei compiti. Sono rilassato? Andrebbe chiesto a lui.
Odori, questi sono stimoli che non può ignorare. Lo stuzzicano e lo fanno muovere anche se non vorrebbe. Pelle o lenzuola, caffè o strada. L’aria esterna porta informazioni sensibili e pure se fa freddo apro un pò le finestre. Oggi è più cocciuto del solito.
La notte devo imparare ad alzarmi seppure stanco e prendere nota delle tracce e degli impulsi che mi invia. Io per pigrizia lo ignoro quando meno dovrei. Ora lui è pigro e sembra immerso nell’ovatta in cui intravedo ricordi delle mie idee senza riconoscerle del tutto e senza quindi trovare la capacità di decifrarle metterle su carta.
Maledetto comandante del tutto, dittatore del mio ritmo. Pensa pensa e non me lo fa sapere. O mi tortura senza preavviso con le cose stupide fatte insieme. Io sono solo cervello eppure da lui mi sento oggi abbandonato.
Approfitto della solitudine per smettere ogni pensiero.
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