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	<title>Iluavi &#187; Dove</title>
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	<description>Scritti della Luna Blu</description>
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		<title>Dove</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 08:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel cielo ci sono dei segni. Non vedo il cielo ma sento i segni. Il letto sotto di me non è esattamente immobile come me lo aspetterei, barcolla un pò. Avevo sognato come tanti questo momento, ma mi aspettavo una sensazione visiva. Gli occhi invece vedono solo il lampadario immobile e il soffitto bianco e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel cielo ci sono dei segni. Non vedo il cielo ma sento i segni. Il letto sotto di me non è esattamente immobile come me lo aspetterei, barcolla un pò. Avevo sognato come tanti questo momento, ma mi aspettavo una sensazione visiva. Gli occhi invece vedono solo il lampadario immobile e il soffitto bianco e macchiato di umido. Ma gli squarci nel cielo ci sono e li percepisco bene, oltre la finestra. Eppure è tutto buio, non ci sono luci o rumori. Solo il mio cuore che batte nella pancia e i muscoli delle gambe che vibrano allo stesso ritmo. Il respiro è rapido. C’è qualcuno qui con me di cui ho sentore. Un profumo nuovo invade la mia stanza. Gli orologi protestano al loro ritmo. Li sento tutti, migliaia di orologi. Un grosso pendolo in legno scuro, intarsiato e decorato, una base con quattro piedi curvilinei, un lungo busto dritto e la testa dell’orologio ottagonale. Il quadrante ha grosse lancette in ferro battuto che si inseguono, ma la piccola oggi è più veloce della grande.</p>
<p>Non piove, non trema la terra, non si ferma il tempo, però loro ci sono. E gli orologi continuano il loro incedere ritmico con il suono di battiti di mani ad un concerto, un ritmo e una melodia che, piatta, continua a risuonare. Aumenta di intensità, poi si allontana. Ma il ritmo è sempre uguale. Mi alzo dal letto e vado alla finestra. Nulla. Tutto tace improvvisamente. Mi sembra di essermi girato di scatto verso un cerbiatto che bruca a pochi metri facendolo fuggire nel bosco. Ora non resta neppure il movimento del cespuglio dietro cui è scomparso. L’aria è immobile. Forse troppo o forse mi suggestiono. Qualcosa è successo però, il cuore è ancora nella pancia e non ne vuole sapere di tornare al suo posto. E corre.</p>
<p>Io non credo alla presenza di alieni, ma l’alternativa è un neuropsichiatra. Per ora preferisco credere agli extraterrestri. Oppure meglio andare dal medico. Penserei ad un banale sogno se non fosse per il cuore, non batte emozionato, mi sembra proprio in un’altra posizione. Ho vissuto un’esperienza, non la posso dimostrare o raccontare, resterà intima in eterno seppure vera. Qualunque sia la mia parola non conta, io non conto. Ora sono meno emozionato, mi sento all’improvviso usato per qualcosa e senza nessun ritorno, neppure gloria e protagonismo.</p>
<p>Mi rimetto sul letto. Vorrei dimenticare e dormire, invece aspetto l’alba con gli occhi incollati al soffitto. E un senso di umiliazione nell’animo. Sono un cretino. Devo smettere di inventarmi le cose e devo restare con i piedi per terra. Ho tante cose da fare.</p>
<p>22 anni dopo&#8230;<br />
Maledetti dolori al braccio. Maledetta quotidianità, ladra del mio tempo e della mia coscienza. Ora sono ad un passo dalla pensione, dopo 35 di lavoro senza scopo, di presenza e servizio a chi forse uno scopo l’aveva e non soffriva come me. E ora mi fa così male il braccio e penso ad un infarto. Forse è ipocondria. Ma un controllo alla mia età è prudente, forse addirittura necessario. Stasera chiamo il medico e mi faccio consigliare un cardiologo.</p>
<p>Due giorni dopo&#8230;</p>
<p>“Buona sera.”  “Buona sera dottore, sono qui solo per un controllo. Ho spesso dolori al braccio sinistro e ho sentito che può dipendere dal cuore.”  “Non ha mai controllato lo stato del suo cuore prima? Non faceva visite mediche sul lavoro?” “Mai controllato davvero nulla. E al medico del lavoro ho sempre risposto che stavo benone, come è vero che mi sentivo. Anche adesso non sto male, ma ogni tanto mi tira e mi duole il braccio sinistro. Sa dottore, ho perso anche un collega un anno fa con un infarto.” “Non è prudente alla sua età e&#8230; Ma lasciamo perdere. Si tolga maglione e camicia. Voglio sentirle il cuore, poi facciamo un elettrocardiogramma. Una bella revisione generale.” Aggiunge con un sorriso non di mio gusto. Ma eseguo senza contestare, è il normale rapporto di sottomissione del paziente con il dottore. Così inizia la visita.</p>
<p>Ma il continuo ha modificato le gerarchie in campo. E’ iniziato un teatrino di smorfie che se in un primo momento mi preoccupano, adesso iniziano a farmi divertire tanto. Che ricordo sarà, un gran giorno. Inutile e dimenticato dal mondo, ma almeno importante per me, per la mia autostima.</p>
<p>Il dottore ha smesso di sorridere abbastanza presto e mi ascolta i battiti con interesse e mille dubbi. Suda anche. Di nervi e non so cos’altro. Io l’osservo sardonico. Mi appiccica tutte le ventose piene di gelatina addosso. Esce e rientra dalla stanza tante volte. Forse va a chiamare colleghi. Non mi rivolge la parola però io capisco che di normale nel mio cuore non c’è nulla. E non sento più nessun fastidio nel braccio, anzi sono pervaso da un’interessante euforia.</p>
<p>Continuo ad obbedire alle sue richieste, ma ora io sorrido, lui si preoccupa. A me è diventato tutto chiaro, ma non svelerò certo nulla rischiando di essere preso per pazzo. Il ricordo della folle notte di tanti anni fa mi ritorna in mente e aspetto solo curioso il responso medico, la diagnosi. Le pazzie le deve dire lui, non io.</p>
<p>Dopo altri controlli ed una lastra io mi sono annoiato e quindi inizio a chiedere, fintamente in ansia, delucidazioni sulla mia salute. Il dottore serissimo si siede dietro la sua scrivania e mi dice la sola sciocchezza che potesse dirmi: “Lei ha una grave malformazione che le procura una aritmia non comune. Non mi spiego come non abbia avuto nessun problema in questi anni e come, aggiungo, lei sia ancora vivo. La malformazione è chiaramente congenita. Insomma mi sorprende che lei abbia avuto una vita normale, si può ritenere molto fortunato, ma da ora in poi dovrà restare sotto stretto controllo.”</p>
<p>Che noia, non ci penso neppure a farmi controllare ancora. Dico di sì a tutto, gli garantisco che ci vedremo presto, prendo un nuovo appuntamento con la segretaria per il prossimo mese.  Ma neanche per idea permetterò mi si tocchi ancora nella mia esperienza unica, nel mio tesoro interno. Me ne torno felice e mi preparo a vivere il mio futuro da prescelto.</p>
<p>I miei successivi e ultimi 2 anni li passo in attesa ogni notte di un nuovo segnale, sicuro di aver ignorato altri tentativi nei precedenti 22 anni nella mia paura di essere in cerca di avventura e quindi vittima di allucinazioni.</p>
<p>Ma non succede più nulla. Un mattino non mi risveglio più e il mio corpo, mi rendo conto, sarà recuperato solo qualche giorno dopo la fine. Non so chi si accorgerà della mia scomparsa. Oggi scrivo questo non so bene dove. Però è la mia testimonianza, la sola. Qualcuno forse la troverà.</p>
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