Iluavi
I racconti della Luna Blu
Emigrazione (4/4)
April 6, 2008 on 11:14 pm | Scritto da Simone Cossu nella sezione Emigrazione, Racconti | No CommentsCapitolo 4 – Destini
Un grosso ferro nel mare si muove potente, agita le acque, produce cibo, movimenta i pesci, schiuma e odore di mare. Il gabbiano si aggrega al battello, alla sua corte di simili, ai colleghi di gregge in volo. Non vede idonei neppure loro, non vede adatto più nulla. Segue per trovare spinta nella direzione, per sfruttare il taglio del vento, la scia. Vola e si lancia di rado in pesca pizzicando il mare, ingoiando qualche pezzo di pane a galla lanciato dai bipedi sul vaporetto.
C’è comunque un’estasi in questo viaggio meno eccitante, ma sempre sull’amato mare. Le motivazioni sono deboli però e i pensieri vuoti. Si sente solo nella folla, estraneo. Plana negli sbalzi d’aria, osserva la terra nuova farsi vicino. Il profilo si staglia e forse da una speranza senza convinzioni. Però c’è.
Poco prima del buco fumoso in cui il ferro ripara, svolta forte verso ovest, contro un sole in discesa ma ancora lungi dal tramonto. Poi un pò più a sud, costeggia il litorale con battito lento, annoiato. Questo posto è in ogni caso migliore del dove di un tempo. Osserva i dintorni ed ignora i simili, sempre uguali, sempre persi. Solo una femmina può dare spazio ai sogni, per la crescita dei valori antichi. Incapace di capire la sua solitudine rallenta e atterra su una spiaggia ancora vuota.
La sabbia è tiepida, aumenta il torpore. Un senso di spossatezza misto di delusione e lungo volo. La fatica lo porta a muovere piccolissimi passi verso un cesto di ferro che gronda rifiuti. Lui come tutti ne assapora la comodità, ancora di più adesso, dopo questi giorni di rivolta, di riscatto. Il cibo ha il sapore della sua amarezza. E il bisogno lo rende più pesante.
D’improvviso si accorge del suo respiro e immagini della sua sfida corrono davanti a lui. Tutto è più lento del solito. Un presentimento istintivo lo investe violento e tardivo, normalmente il pericolo è sentito come un sol canto dallo stormo unito. Però solo e stanco ha una sensazione vaga insufficiente contro la pigrizia dilagante, il desiderio di pace più forte della realtà intorno. E il dolore brevissimo è solo la naturale conseguenza, forse l’inizio di un desiderato riposo. Il tempo di sentire il rumore di rottura c’è, quello di capire cosa sia stato no. Si accascia e già a metà discesa c’è solo buio.
“Hei Nicola, cazzo hai fatto?” – “Pensavo si spostasse, non ne ho mai colpito uno veramente.” – “Ma lo hai ucciso?” – “Non so, è fermo. Vedo.” – “Poverino” – “Sì è morto, andiamo via.” – “Sei una bestia.”
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