<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Iluavi &#187; Emigrazione</title>
	<atom:link href="http://www.iluavi.com/category/emigrazione/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.iluavi.com</link>
	<description>Scritti della Luna Blu</description>
	<lastBuildDate>Sat, 01 Jan 2011 19:29:29 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.3</generator>
		<item>
		<title>Emigrazione (4/4)</title>
		<link>http://www.iluavi.com/2008/04/06/emigrazione-44/</link>
		<comments>http://www.iluavi.com/2008/04/06/emigrazione-44/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 06 Apr 2008 21:14:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.iluavi.com/?p=8</guid>
		<description><![CDATA[Capitolo 4 &#8211; Destini Un grosso ferro nel mare si muove potente, agita le acque, produce cibo, movimenta i pesci, schiuma e odore di mare. Il gabbiano si aggrega al battello, alla sua corte di simili, ai colleghi di gregge in volo. Non vede idonei neppure loro, non vede adatto più nulla. Segue per trovare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capitolo 4 &#8211; Destini</p>
<p>Un grosso ferro nel mare si muove potente, agita le acque, produce cibo, movimenta i pesci, schiuma e odore di mare. Il gabbiano si aggrega al battello, alla sua corte di simili, ai colleghi di gregge in volo. Non vede idonei neppure loro, non vede adatto più nulla. Segue per trovare spinta nella direzione, per sfruttare il taglio del vento, la scia. Vola e si lancia di rado in pesca pizzicando il mare, ingoiando qualche pezzo di pane a galla lanciato dai bipedi sul vaporetto.</p>
<p>C&#8217;è comunque un&#8217;estasi in questo viaggio meno eccitante, ma sempre sull&#8217;amato mare. Le motivazioni sono deboli però e i pensieri vuoti. Si sente solo nella folla, estraneo. Plana negli sbalzi d&#8217;aria, osserva la terra nuova farsi vicino. Il profilo si staglia e forse da una speranza senza convinzioni. Però c&#8217;è.</p>
<p>Poco prima del buco fumoso in cui il ferro ripara, svolta forte verso ovest, contro un sole in discesa ma ancora lungi dal tramonto. Poi un pò più a sud, costeggia il litorale con battito lento, annoiato. Questo posto è in ogni caso migliore del dove di un tempo. Osserva i dintorni ed ignora i simili, sempre uguali, sempre persi. Solo una femmina può dare spazio ai sogni, per la crescita dei valori antichi. Incapace di capire la sua solitudine rallenta e atterra su una spiaggia ancora vuota.</p>
<p>La sabbia è tiepida, aumenta il torpore. Un senso di spossatezza misto di delusione e lungo volo. La fatica lo porta a muovere piccolissimi passi verso un cesto di ferro che gronda rifiuti. Lui come tutti ne assapora la comodità, ancora di più adesso, dopo questi giorni di rivolta, di riscatto. Il cibo ha il sapore della sua amarezza. E il bisogno lo rende più pesante.</p>
<p>D&#8217;improvviso  si accorge del suo respiro e immagini della sua sfida corrono davanti a lui. Tutto è più lento del solito. Un presentimento istintivo lo investe violento e tardivo, normalmente il pericolo è sentito come un sol canto dallo stormo unito. Però solo e stanco ha una sensazione vaga insufficiente contro la pigrizia dilagante, il desiderio di pace più forte della realtà intorno. E il dolore brevissimo è solo la naturale conseguenza, forse l&#8217;inizio di un desiderato riposo. Il tempo di sentire il rumore di rottura c&#8217;è, quello di capire cosa sia stato no. Si accascia e già a metà discesa c&#8217;è solo buio.</p>
<p>&#8220;Hei Nicola, cazzo hai fatto?&#8221; &#8211; &#8220;Pensavo si spostasse, non ne ho mai colpito uno veramente.&#8221; &#8211; &#8220;Ma lo hai ucciso?&#8221; &#8211; &#8220;Non so, è fermo. Vedo.&#8221; &#8211; &#8220;Poverino&#8221; &#8211; &#8220;Sì è morto, andiamo via.&#8221; &#8211; &#8220;Sei una bestia.&#8221;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.iluavi.com/2008/04/06/emigrazione-44/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Emigrazione (3/4)</title>
		<link>http://www.iluavi.com/2008/04/04/emigrazione-34/</link>
		<comments>http://www.iluavi.com/2008/04/04/emigrazione-34/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 17:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.iluavi.com/?p=7</guid>
		<description><![CDATA[Capitolo 3 &#8211; Rinascita Due notti, due periodi lunghi e immensi, due lugubri fermi del mondo assente. Solitudine, fame, sogni infranti, delusione, attesa, attesa, poi ancora attesa. Il fuoco di pochi giorni prima non ha lasciato neppure un ultimo odore di speranza. Ma il riposo cancella le ferite, il sangue ricomincia a bollire, è nuova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capitolo 3 &#8211; Rinascita</p>
<p>Due notti, due periodi lunghi e immensi, due lugubri fermi del mondo assente. Solitudine, fame, sogni infranti, delusione, attesa, attesa, poi ancora attesa. Il fuoco di pochi giorni prima non ha lasciato neppure un ultimo odore di speranza. Ma il riposo cancella le ferite, il sangue ricomincia a bollire, è nuova benzina, fluisce prudente, ma fluisce. Il cibo alla fine si è trovato. Un corpo abbandonato di un insetto, briciole di alimenti sconosciuti, acqua. Oggi piove e il tempo è utile, alleato, permette di riflettere anche nel piccolo spazio che possiede, raffredda un pò l&#8217;aria.</p>
<p>La forza torna. Le prime sconfitte non pesano più. Se la sua razza era degenerata a tal punto, il gabbiano avrebbe rilanciato l&#8217;antica purezza, ricostruito un nuovo stormo con antica possanza, pronto a cacciare nell&#8217;ancora ricco oceano. Come gli antenati, come una volta, padroni delle coste. Spezzerà la triste sorte volta al buio in cui si è andata chiudendo la sua specie, esiste lo spazio per selezionare il meglio dei suoi compagni.</p>
<p>Per compiere quello che definirei un progetto ambizioso e folle, il gabbiano sa che deve sfidare e sconfiggere un maschio adulto, deve trovare una femmina degna, deve costruire i suoi simili, deve diventare modello e trascinare altri gabbiani. Deve costruire uno stormo.</p>
<p>Torna agli scogli della sconfitta, ora carico e pronto. Ritrova facilmente la massa bianca dei suoi aggressori, vede immediatamente il primo e più grosso gabbiano. E&#8217; fermo, osserva il mare, non lo nota, non lo degna di uno sguardo. Gli si avventa allora contro, conscio della missione, sicuro di essere osservato dagli altri. Ma il nemico neppure si scompone, si alza in volo e cambia posto, ignorando lo stupido attacco. Il gabbiano sente la vittoria della sua non natura, e ricomincia il canto. Urla violento contro il sole e si lancia ancora contro l&#8217;altro gabbiano. Questa volta non si sposta, grida a sua volta e lo colpisce con il becco. Poi cambia posto.</p>
<p>Gli altri gabbiani frugano nella spazzatura indifferenti. Volteggiano, cercano cibo, comunicano fra loro, ma ignorano ancora e per sempre i grandi propositi del pennuto risvegliato. Ormai l&#8217;altro maschio è lontano dallo stormo, non pare sottomesso, non pare interessato a partecipare alla lotta, non pare per niente. E il gabbiano è ancora una volta solo.</p>
<p>In mezzo tra un simile che lo ignora e uno stormo che l&#8217;ignora uguale, non sapendo come muovere il prossimo passo tenta di avvicinare qualche femmina nel mucchio. Mangia nella spazzatura, compie i gesti rituali, eppure nulla accade intorno a lui. Può restare e può andare via. Sembra nulla esistere secondo il suo tempo e la sua voglia. Ma non vuol soccombere ancora alla abitudini che lo uccidevano. Spicca il volo dallo stormo di sconfitti e decide di cercarne un altro.</p>
<p>Il volo si prospetta lungo, ma il viaggio non durerà poi tanto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.iluavi.com/2008/04/04/emigrazione-34/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Emigrazione (2/4)</title>
		<link>http://www.iluavi.com/2008/04/02/emigrazione-24/</link>
		<comments>http://www.iluavi.com/2008/04/02/emigrazione-24/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 16:17:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.iluavi.com/?p=6</guid>
		<description><![CDATA[Capitolo 2 &#8211; Caduta L&#8217;anfratto è freddo, la stanchezza preme, gli occhi si chiudono lenti lasciando di guardia un barlume di attenzione sopita. Tra la parete di roccia ha individuato il buco abbastanza piccolo da nasconderlo, abbastanza grande da contenerlo. Finalmente la tensione cede al sonno, breve e necessario. Alle prime luci del giorno successivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capitolo 2 &#8211; Caduta</p>
<p>L&#8217;anfratto è freddo, la stanchezza preme, gli occhi si chiudono lenti lasciando di guardia un barlume di attenzione sopita. Tra la parete di roccia ha individuato il buco abbastanza piccolo da nasconderlo, abbastanza grande da contenerlo. Finalmente la tensione cede al sonno, breve e necessario.</p>
<p>Alle prime luci del giorno successivo mentre stranito si sveglia lentamente, al primo lento muovere d&#8217;ali sente la rigidità dei muscoli stremati dalla giornata precedente. Un pensiero automatico lo spaventa, la voglia di immondizia poco faticosa e più o meno garantita. Ma presto passa, ritorna l&#8217;orgoglio del sogno, la scelta del distacco e dell&#8217;abbandono dello stormo, nuovamente visto con il disprezzo di chi non vuol darsi predestinato e vinto e non accetta la rinuncia degli altri.</p>
<p>la ali dolgono, il sogno preme. Piano inizia ad agitarle e lancia un verso per incoraggiarsi: la direzione è sempre lungo la costa, la meta ancora non esista se non nell&#8217;ideale di un ieri già troppo lontano, di cui scavare la memoria per caricarsi di nuove energie.</p>
<p>Il sole è meno amico oggi, non illumina più le gesta guerriere, ma scalda troppo rendendo meno lucido il passaggio sulle isole e i flutti. La fatica accentua la saggezza e oggi si vola con movimenti morbidi, sfruttando le correnti d&#8217;aria, nel ricordo dello stormo lasciato con disprezzo cerca le tecniche viste dai più anziani nei lunghi viaggi dei tempi che furono. Ma già di nuovo la fame incalza. E ora è ancora fulgido il ricorso dell&#8217;energia violenta della caccia precedente, le vittorie del prossimo passato. Brilla l&#8217;occhio guerriero, batte il cuore, ma pesa la sconfitta e la solitudine all&#8217;apparire del giorno.</p>
<p>Oscura nube dinnanzi, ricordi. Una depressione chiama lo sconforto e il volo esprime tristezza. Solo nel cielo e solo nelle notti tutto diventa difficile. Per quanto giunga un canto lontano le ali pesano e il becco nervoso scandisce piccoli suoni. Tutto tace e il gabbiano si avvicina all&#8217;odore scuro e cattivo della città vicina, sempre di più. Olezzo di sconfitta, sapore di cibo semplice, ritorno al quotidiano.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.iluavi.com/2008/04/02/emigrazione-24/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Emigrazione (1/4)</title>
		<link>http://www.iluavi.com/2008/04/01/4/</link>
		<comments>http://www.iluavi.com/2008/04/01/4/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2008 14:31:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.iluavi.com/?p=4</guid>
		<description><![CDATA[Capitolo 1 &#8211; Oblio Il gabbiano vola tra il rumore ed il silenzio, nel misto sporco di un cielo ucciso dall&#8217;afa e da una nube grigia che offusca orribilmente l&#8217;orizzonte. In quell&#8217;azione di volo si adatta e si arrangia pescando poco e scavando resti di immondizia e piccioni morti in circostanze dubbie. La vita sembra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Capitolo 1 &#8211; Oblio</strong></p>
<p>Il gabbiano vola tra il rumore ed il silenzio, nel misto sporco di un cielo ucciso dall&#8217;afa e da una nube grigia che offusca orribilmente l&#8217;orizzonte. In quell&#8217;azione di volo si adatta e si arrangia pescando poco e scavando resti di immondizia e piccioni morti in circostanze dubbie.</p>
<p>La vita sembra ogni giorno uguale, ma non è vero. Ogni giorno il degrado aumenta, ogni giorno l&#8217;animale si allontana di un altro passo dalle sue nobili origini, ogni giorno perde un pezzo e non lo può ritrovare.</p>
<p>Il gabbiano simbolo della purezza, icona di uno spazio di mare solcato da un&#8217;imbarcazione portata da una vela, si ritrova un ruolo da ratto, da animale parassita dei resti altrui. Inaccettabile per un cacciatore vero, un predatore fiero.</p>
<p>Da un presa di coscienza nascosta in qualche angolo del piccolo cranio del volatile, nasce grintosa la sua voglia di fuga ed il suo viaggio alla ricerca di nuove coste, di altri mari e sponde chiare dove riposare le zampe. Nell&#8217;apoteosi del sogno di rive bagnate da acqua trasparente, nella sofferenza del segno di dolore ancora forte in petto dopo una dura giornata di vagabondaggio, all&#8217;alba finalmente il gabbiano vola e non vuole  tornare dove sono tanti gli uomini, dove ci si azzuffa per l&#8217;immondizia.</p>
<p>Parte, vola via, scappa lontano, mentre i bipedi ancora non si vedono in giro, mentre ingannevolmente la città pare quieta e vivibile, mentre con diffidenza guarda la calma che ogni mattina lo ha ingannato in tanti giorni di vita, dandogli la speranza di poter restare, di poter inseguire i pescherecci, di poter convivere con poca sabbia e tanto cemento.</p>
<p>L&#8217;entusiasmo è sovrano e la velocità subito alta, troppo per un viaggio che si prospetta lungo, ma le energie in questa fase paiono infinite, il gabbiano è invincibile già dal primo respiro appena allontanato, appena uscito dalla concentrazione del branco di bipedi. Ma ora non può bastargli, deve prendere di più. Ora l&#8217;aria leggermente più chiara non lo accontenta, ora vuole il sogno, vuole tutto, desidera i racconti tramandati dai suoi avi, l&#8217;istinto urla nelle sue vene, il sangue pulsa con pressione maggiore.</p>
<p>Il gabbiano sente il canto profondo della sua specie, ha fame e con l&#8217;occhio già cerca un pesce imprudente che sfiori con la bocca la superficie chiara alla ricerca di cibo, il gabbiano sente il richiamo sacro ordinargli il tuffo tra le onde basse, il corpo, le piume, tutto è pronto all&#8217;apnea rapida prima di colpire con il becco una preda, chiunque essa sia, nel rito selettivo della caccia.</p>
<p>l&#8217;adrenalina sprizza nell&#8217;organismo furiosamente mentre le punte delle ali sfiorano con eleganza la superficie blu scura del Tirreno e gli odori, già meno confusi, riempiono le narici e gridano al cervello e strappano dalla gola dell&#8217;animale nella sua forma più primitiva il suo suono, il suo richiamo, il suo urlo di guerra.</p>
<p>Altri della sua specie ma non del suo stormo rispondono in lontananza, ma non troppo. Non li sente, ora è di nuovo il gabbiano. Il gesto morbido a vedersi, nasconde la tempesta all&#8217;interno del Re delle coste: nulla può fermarlo adesso. Imperioso il comando guida l&#8217;armonia delle sue gesta e l&#8217;azione perfetta.</p>
<p>Con il becco senza errore uccide la sua preda, senza scampo alcuno e verticalmente si lancia contro il sole, orgoglioso di sentirsi ritrovato. Poi corre verso uno scoglio a  consumare il meritato pasto, conquistato come natura vuole, nel suo ordine.</p>
<p>Mentre consuma ascolta  distratto il coro dei suoi simili ormai vicini, pronti a dividere senza chiedere, pronti a strappare a chi solo non può difendere il suo lavoro. La stanchezza brucia i muscoli. La sazietà diventa peso. All&#8217;arrivo dello stormo lancia un grido, meno convincente del primo. Riceve una beccata da un esemplare più grosso e meno scuro in petto. Fa un gesto come di risposta, ma già arretra e apre le ali, fino a minacciare scappando ignorato dal gruppo già ammassato sulla sua preda. Prende il volo lentamente alla ricerca di un rifugio per la notte.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.iluavi.com/2008/04/01/4/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

