Iluavi
I racconti della Luna Blu
Emigrazione (3/4)
April 4, 2008 on 7:35 pm | Scritto da Simone Cossu nella sezione Emigrazione, Racconti | No CommentsCapitolo 3 – Rinascita
Due notti, due periodi lunghi e immensi, due lugubri fermi del mondo assente. Solitudine, fame, sogni infranti, delusione, attesa, attesa, poi ancora attesa. Il fuoco di pochi giorni prima non ha lasciato neppure un ultimo odore di speranza. Ma il riposo cancella le ferite, il sangue ricomincia a bollire, è nuova benzina, fluisce prudente, ma fluisce. Il cibo alla fine si è trovato. Un corpo abbandonato di un insetto, briciole di alimenti sconosciuti, acqua. Oggi piove e il tempo è utile, alleato, permette di riflettere anche nel piccolo spazio che possiede, raffredda un pò l’aria.
La forza torna. Le prime sconfitte non pesano più. Se la sua razza era degenerata a tal punto, il gabbiano avrebbe rilanciato l’antica purezza, ricostruito un nuovo stormo con antica possanza, pronto a cacciare nell’ancora ricco oceano. Come gli antenati, come una volta, padroni delle coste. Spezzerà la triste sorte volta al buio in cui si è andata chiudendo la sua specie, esiste lo spazio per selezionare il meglio dei suoi compagni.
Per compiere quello che definirei un progetto ambizioso e folle, il gabbiano sa che deve sfidare e sconfiggere un maschio adulto, deve trovare una femmina degna, deve costruire i suoi simili, deve diventare modello e trascinare altri gabbiani. Deve costruire uno stormo.
Torna agli scogli della sconfitta, ora carico e pronto. Ritrova facilmente la massa bianca dei suoi aggressori, vede immediatamente il primo e più grosso gabbiano. E’ fermo, osserva il mare, non lo nota, non lo degna di uno sguardo. Gli si avventa allora contro, conscio della missione, sicuro di essere osservato dagli altri. Ma il nemico neppure si scompone, si alza in volo e cambia posto, ignorando lo stupido attacco. Il gabbiano sente la vittoria della sua non natura, e ricomincia il canto. Urla violento contro il sole e si lancia ancora contro l’altro gabbiano. Questa volta non si sposta, grida a sua volta e lo colpisce con il becco. Poi cambia posto.
Gli altri gabbiani frugano nella spazzatura indifferenti. Volteggiano, cercano cibo, comunicano fra loro, ma ignorano ancora e per sempre i grandi propositi del pennuto risvegliato. Ormai l’altro maschio è lontano dallo stormo, non pare sottomesso, non pare interessato a partecipare alla lotta, non pare per niente. E il gabbiano è ancora una volta solo.
In mezzo tra un simile che lo ignora e uno stormo che l’ignora uguale, non sapendo come muovere il prossimo passo tenta di avvicinare qualche femmina nel mucchio. Mangia nella spazzatura, compie i gesti rituali, eppure nulla accade intorno a lui. Può restare e può andare via. Sembra nulla esistere secondo il suo tempo e la sua voglia. Ma non vuol soccombere ancora alla abitudini che lo uccidevano. Spicca il volo dallo stormo di sconfitti e decide di cercarne un altro.
Il volo si prospetta lungo, ma il viaggio non durerà poi tanto.
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