Il buio nella siepe

January 26, 2009 on 3:02 pm | Scritto da Simone Cossu nella sezione Racconti, il buio nella siepe | No Comments

Il buio ha diversi colori, non è sempre uguale. A volte è denso, soffocante. Altre è limpido, acceso, accogliente. Il buio attutisce in alcuni casi i suoni, in altri li esalta. E i rumori allora sono d’improvviso forti ovunque. Lo scorrere di acqua nelle tubature, il correre di auto in strada. Tutto diventa distinto, non più confuso marasma di sottofondo.

Il buio incatena e paralizza, costringe gli occhi a rimanere spalancati ad ammirarlo, eccita paure.
Il buio libera e rilassa, invita al sonno e all’oblio delle ansie accumulate durante il giorno.

Il buio spegne l’animo e accende i sensi. L’unica certezza è che nel buio cambia il mondo. Non c’è più lo spazio conosciuto, ma uno diverso, vivo di presenze nuove, estranee, incomprese.

Meno male che con il buio la mente vede mostri terribili ma inesistenti, così può dimenticare gli essere umani, il loro essere veri in tutti le sfaccettature. Grazie al buio ci possiamo rilassare. Peccato il buio finisca sempre più presto e che l’uomo domini così bene la luce.

Però quando ne abbiamo voglia lo possiamo ritrovare come luogo di riposo o possiamo incapparci come spazio di pericolo. Oggi lo cerchiamo, domani ne fuggiamo.

Il buio è sempre lì e con lui voglio iniziare la mia storia. Anzi, in suo onore!

Il lupo era acquattato nel cespuglio. L’esplorazione lo aveva portato lontano dal suo branco. La notte era fonda ma volgeva verso il suo termine. Doveva dormire qualche ora. L’alba sarebbe iniziata tra non molto. Tremava. Odiava l’alba. Gli accadeva di svenire o qualcosa del genere, poi si dimenticava di tutto. Si rialzava la notte stordito, stanco e disorientato. Ma appena si risvegliava nel buio era di nuovo felice.

Non vedeva l’ora di ricongiungersi con la sua grande famiglia. Non era il capo branco, ma aveva un ruolo importante nella sua società: andava spesso in avanscoperta, cercava nuovi territori di caccia in cui sfidare le prede, sempre più astute, per continuare a vivere. E ora era in fase esplorativa, quindi apparentemente solitario. Ma lui non era solo mai! Anche quando si allontanava così tanto per qualche giorno era sempre pieno della sua missione e da lontano sentiva i richiami dei suoi, li seguiva, controllava la loro posizione.

Era stimato dai suoi, ma non sapeva cosa gli accadesse alcuni giorni. Quei giorni in cui sembrava conquistato da un lungo sonno per molte ore, dall’alba al tramonto. Odiava quei momenti che percepiva anche con un certo anticipo, come adesso acquattato nel cespuglio. E odiava quei risvegli in cui era stanchissimo e depresso.

Non sapeva di preciso, ma d’istinto si allontanava di più quando sentiva l’arrivo di quel torpore notturno che preannunciava una di quelle non giornate.

Spesso erano mattine in cui ci sarebbe stato molto bisogno di lui. Veniva meno al suo ruolo di custode ed esploratore e i suoi fratelli finivano in violente tagliole piazzate da uomini. Se fosse stato sveglio, con la sua esperienza avrebbe potuto salvarne molti di amici. Invece abbassava la guardia, dormiva e così avevano perso la vita otto lupi nelle ultime sei lune. Un vero sterminio. Lui cercava zone che fossero sicure, ma non si era mai abbastanza lontani dall’uomo. Non bastava. Non doveva abbassare la guardia, ma non poteva controllarsi in nessun modo.

Tutto era iniziato con uno di quegli schifosi uomini molto tempo prima. Lo aveva quasi preso in una trappola, un grosso fosso nascosto da ramoscelli e foglie. Ci doveva cadere quella notte, ma lui aveva sentito il pericolo all’ultimo, l’aveva quasi schivato. C’era inciampato con le zampe posteriori e con nervosi gesti era però riuscito, con le zampe anteriori, a tirarsi faticosamente quasi in salvo. Ma l’uomo vedendolo in difficoltà e non volendo perdere la pregiata e bellissima pelliccia gli corse addosso in un balzo e cercò di ficcarlo a suon di calci dentro al fosso. Il lupo allora gli morse una gamba e lo fece arretrare.  Sentì il sapore amaro del sangue del suo aggressore. Riuscì a cavarsela e a scappare.

Un ricordo orribile. Subito dopo aveva avuto alcune notti da incubo. Alcune crisi con dolori violenti mentre riposava nella boscaglia. Poi le mattine con le amnesie e i risvegli notturni in posti diversi. Ricordava tutto questo il lupo nel suo cespuglio, le orecchie dritte, gli occhi a mezz’asta. Il torpore, il senso di smarrimento lo stavano per prendere, come succedeva sempre in quelle maledette volte, appena il sole sorgeva.

Mentre stava per cedere, esplose d’improvviso qualcosa nella sua testa. Una luce, un’intuizione, una presa di coscienza. Forse l’inizio della trasformazione. Però in quell’attimo unico il lupo capì e seppe d’un colpo cosa era successo con i suoi otto fratelli.

Il dolore delle conoscenza fu violentissimo. Esplose in un ululato squarciante, carico della disperazione e dell’odio verso l’ironia della natura. Avvelenato nell’animo, prima che nel sangue, iniziò a correre con tutta le forza, ignaro del dolore provato passando nel sottobosco, sordo alle proteste dei polmoni sofferenti per lo sforzo. Arrivò sul limitare  di una rupe a picco su rocce appuntite. Guardò per un’ultima volta le stelle mentre stavano per sparire con il chiarore dell’alba. Scorse il sole iniziare il suo ingresso ottusamente trionfale. Senza perdere altri secondi preziosi si lanciò nel vuoto. Forse al momento dell’impatto, pensò, sarò già uomo.

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