Iluavi
I racconti della Luna Blu
Il matto
February 16, 2009 on 12:10 pm | Scritto da Simone Cossu nella sezione Racconti, il matto | No CommentsIl matto se ne infischiava della vita e della strada, cambiava continuamente di marciapiede e nessuno lo seguiva. Il matto così strano, non aveva alcuna storia, cantava all’impazzata ma senza averne memoria.
Il matto nei giorni tristi cambiava messaggio, non parlava mai agli amici non aveva mai avuto il coraggio. Il matto così estraneo al nostro campare, viveva nei suoi paesaggi, calpestava anche il sole.
E un giorno di primavera che nessuno vedeva, pioveva senza fermare, gelava come la neve, il matto non resisteva a tutto il suo lavorare. Così prese un pensiero e lo mise a ballare, il matto che al nostro mondo non ci sapeva proprio stare.
Il matto così contento in luoghi senza ritorno, viveva di niente, piangeva i bisogni. Non esisteva svago dal suo eterno viaggiare, e tu lo potevi solo ammirare. Girava su stesso in un lento sparire. Saltava contro un veloce divenire.
Il matto alla finestra del suo dolore, temeva la vita, fuggiva il perdono. Piangeva tutti i giorni davanti ai fiori, poi tornava e beveva molto vino, sempre da solo. Si ubbriacava per continuare ad aspettare che il tempo passasse senza doverlo affrontare.
Il matto andava a zonzo con gli stessi vestiti, sempre a piedi, mai di fretta, con lunghi stivali, jeans e camicia a scacchi. Nei giorni bui si nascondeva il viso, sotto la luce sorrideva per ore. Ma il timore non lo lasciava mai.
Il matto andava contento senza sogni ed ideali, viveva di rugiada sul ciglio della strada. Il matto marciava lento senza origine e meta, gustava dolce ogni respiro. Un matto senza controllo per nessuno, solo come tutti, vivo come nessuno.
Il matto sosteneva che il essere sul mondo era solo un passo senza importanza, un viaggio breve. Meglio defilarsi in seconda fila per non restare male della presa di coscienza di non essere centrali nell’evoluzione dell’universo.
Il matto visse poco, morì giovane e fu dimenticato. Nella follia aveva un obiettivo che raggiunse senza fare, nella pazzia aveva una meta che toccò e poi lasciò andare.
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