Il ragazzo e il vuoto

November 17, 2008 on 12:20 pm | Scritto da Simone Cossu nella sezione il ragazzo e il vuoto | No Comments

Tirava un vento forte. Anche se sarebbe presto passato senza muovere nulla, dava l’impressione a chi lo sentiva fischiare che stesse per portare eventi. Il ragazzo si trovava lì, gli occhi grigi un pò socchiusi, ad osservare il niente.

Se in quell’oggi era senza titoli e senza storia non sapeva a cosa lo dovesse. Però il suo vuoto era lì e ci doveva fare i conti. Erano lunghi giorni che l’osservava mentre immobile egli lo fissava e silenzioso pretendeva una valutazione della sua esistenza.

Il vuoto è una parte della non conclusione di qualcosa, un oggetto della non costruzione. L’oblio dell’idea di obiettivo. Il ragazzo aveva seminato nulla e ora raccoglieva il vuoto. Ormai erano faccia a faccia, mentre il vuoto era fermo, il ragazzo provava a far finte, scarti laterali, mosse improvvise per evitarlo, ma non aveva come ingannarlo. Lui copriva tutto il suo orizzonte. I suoi erano tutti sforzi inutili.

Capita la realtà della situazione il ragazzo smise di agitarsi. Che fare? Poteva abbassare la testa ed entrare nel vuoto? Poteva farlo a testa alta e sorridendo? In questi momenti la posa ha ancora la sua importanza? C’è una dignità ad affrontare un vuoto? Cosa si può fare se non arrendersi? Le domande lo pressavano, di tempo ne restava sempre meno.

Con uno slancio il ragazzo si erse in piedi e affermò: “si può!”. Intendeva con vigore che si può fortificare la propria base, ricalcolare le risorse, schierare i propri eserciti, mobilitare tutto se stesso. Studiare e reclutare eventi, fare presenza, riportare azioni. Anche le più infime. Tutto poteva colmare il vuoto, senza distinzione di qualità. Non per vincerlo. Bisognava tenere lontano il vuoto, non scansarlo. Attaccarlo con la storia, coordinare un progetto, una strategia. Non poteva  resistere immobile mentre la realtà lo uccideva. Meglio morire lo stesso facendo qualunque cosa, fuorché accettarla. Lottare ha un valore in se, al di là della vittoria e della sconfitta. Se si lotta si perde senza rimpianti. Forse in questo c’è dignità. O forse solo disperazione.

Però lancia in resta, il ragazzo montò sul suo cavallo e si apprestò a caricare contro i carri armati in acciaio del vuoto. Sapeva che avrebbe spezzato la sua lancia sulla loro corazza e che avrrebbe urlato mentre questi lo schiacciavano. Però caricò lo stesso. Un ultimo respiro, un pensiero alla sua armatura lucente di riflessi del sole, uno sguardo di sfida e infine il lungo grido di battaglia. Questa fu l’ultima immagine del ragazzo, con il volto in una smorfia folle, mentre si dirigeva al galoppo, all’attacco contro un nemico imbattibile.

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