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	<title>Iluavi &#187; Il tubo</title>
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	<description>Scritti della Luna Blu</description>
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		<title>Il tubo</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 07:43:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il tubo]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Si narra di una specie di miniera di sfarzi e lusso, una oasi di prelibatezze in cui la vita è però molto a rischio, ma vale la pena respirarla ogni momento. Si racconta di infinite colline di alimenti dei migliori, di immensi spazi dove rotolarsi nelle ricchezze, di meravigliose e calde tane in cui conservare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si narra di una specie di miniera di sfarzi e lusso, una oasi di prelibatezze in cui la vita è però molto a rischio, ma vale la pena respirarla ogni momento. Si racconta di infinite colline di alimenti dei migliori, di immensi spazi dove rotolarsi nelle ricchezze, di meravigliose e calde tane in cui conservare tesori e moltiplicarsi. Il tutto non senza rischi, il tutto non senza paure. Bisogna prima arrivare alla fine del lungo tubo, un lungo percorso pieni di imprevisti.</p>
<p>Le testimonianze a riguardo non sono precise, chi l’ha superato raramente è tornato indietro. Una volta nel paradiso perché andare via? Però qualcuno è andato via, stanco dei rischi continui o forse melanconico per la perdita di un amico o nostalgico della vita qui giù. In fondo non è male qui, la puzza non è delle migliori, il cibo è un pò scadente, però c’è quasi sempre buio e pace. Pochi pericoli, cibo sufficiente seppure di qualità scarsa. Non sarà il paradiso ma non è l’inferno. Comunque i pochi tornati da su affermano con certezza che se l’età o qualche choc subito non lo bloccassero, tornerebbero immediatamente lì.</p>
<p>Sono tre questi “ritornati” e hanno tutte storie avvincenti. Uno è scappato veloce dopo la morte di un compagno e ha corso senza sosta e senza pensare  a nulla tutta la strada a ritroso, giù lungo il tubo. E’ rimasto nel paradiso il tempo di assaggiare qualcosa, poi una enorme cascata d’acqua è caduta giù dal nulla, ha iniziato a riempire la radura dove erano arrivati. Lui insieme al compagno hanno iniziato a correre verso il tunnel del tubo. Qualcosa ha schiacciato di colpo il compagno, neanche il tempo di voltarsi a guardarlo spappolato. Per fortuna pensava solo a scappare e si è lanciato nel tubo. Quando è arrivato giù tremava ancora di terrore. Non si è mai più infilato nel cunicolo per l’alto.</p>
<p>Il secondo è vissuto molto più a lungo nel paradiso. Non è spuntato nel posto descritto dal primo, però sempre attraverso il tubo è passato. Ci devono essere molte strade. Dopo qualche giorno di vita lì, mentre usciva dalla tana e esplorava in giro indeciso su cosa raccogliere è salito su qualcosa di morbido e bianchissimo. Ci ha camminato sopra per molto tempo, poi si è trovato nel vuoto e dopo una lunga caduta era vicino ad un ingresso di qui giù. Non sa bene cosa sia capitato ma ha deciso di non riprovare a salire più lassù, di non sfidare più la sorte. Il suo tempo di paradiso era forse scaduto ed era contento di essere ancora vivo.</p>
<p>Il terzo è arrivato in uno spazio enorme e scivoloso circondato da alti bordi. Un deserto duro e bianco. Senza cibo e pieno di odori stranissimi. Ha provato ad uscire in molti modi e in uno di questi si è cappottato sulla schiena. Per noi questo vuol dire quasi sempre morte. Ma lui è stato fortunato, sfruttando la scivolosità, dopo un lungo lottare è tornato dritto. Si è convinto che la storia del paradiso era tutta legenda e veloce è ridisceso nel tubo. Dopo si è un pò pentito, però non ha visto nulla e ha solo rischiato di morire. Forse il paradiso, va dicendo, consiste nello scampare ad una morte certa.</p>
<p>Tutti loro indicano la via del tubo a chiunque la chieda, però ammoniscono che molti di noi hanno perso la vita in questa ricerca e solo pochi eletti ancora vivono nelle meraviglie del paradiso. E di questi pochi non si sa nulla&#8230; Forse non esistono neppure più.</p>
<p>Ma io ho deciso di andarci, ho deciso di rischiare. Voglio vivere al massimo i miei giorni e sono stufo dell’oscurità noiosa di qua giù. Mi arrampicherò e entrerò nell’avventura e nella storia della mia razza. Io oggi parto ala ricerca del nuovo mondo.</p>
<p>Quando osservo l’ingresso descritto dai tre un pò della mia baldanza svanisce. E’ buio come piace a me e si percepiscono odori buoni e soavi provenire dall’alto e risvegliare i miei sensi. L’istinto mi dice di andare, ma un piccolo allarme già suona nella mia testa. Prudenza, ci vuole prudenza. Un grosso respiro ed entro. Le mie zampe procedono lente nel primo tratto, poi inizio la scalata, un passo alla volta, facendo attenzione affinché almeno quattro su sei siano ben appigliate all’interno dello stretto cunicolo verticale. Ci sono resti anche qui. Ma hanno l’odore del cibo di sotto, niente che meriti la fatica. Il meglio è ovviamente alla fine del viaggio.</p>
<p>Continuo a passo più sicuro. Non mi sento tranquillo, ma ho una strana fretta. Salendo il cunicolo è meno scuro. Buio sempre, ma leggermente di meno. Le mie antenne sono in allerta e uno strano rumore, un fischio basso, un rumore sordo proviene dai lati. Poi il tonfo di acqua che precipita, se è sopra di me sono spacciato. Mi paralizzo un istante. E’ vicino ma non è il tubo dove mi trovo. Ci sono altri tubi. Proseguo e mi trovo ad un bivio. C’è la possibilità di svoltare a destra in un tubo perpendicolare, ma lo ignoro. Sono un pò stanco e anche da lì sembrano arrivare odori interessanti, però ho capito di dover salire ancora. Dal primo tubo non è mai tornato nessuno. Si parla di veleni terribili e poche risorse in quella strada.</p>
<p>Dopo un breve riposo riprendo l’arrampicata, qui il tubo si è fatto più sporco ed è più facile proseguire. Intorno ci sono resti anche commestibili. Bello, sono nell’anticamera dell’oasi. Almeno credo. Arrivo in un altro sbocco a destra, anche questa volta non svolto. Non ricordo bene quanti ne devo trovare, ma credo nel mio istinto per decidere il momento adatto. Mi gratto la corazza sulla parte alta del tubo e faccio brevi movimenti per tenere vivi i muscoli. Sento la fatica prendermi e l’entusiasmo mancare. Ma abbasso la testa e riprendo a salire.</p>
<p>Ho passato ancora due bivi e li ho ignorati, ma ormai sono allo stremo e ho fame. Molta fame. Viro dentro il successivo e marcio per un pò in orizzontale. Molto meglio! Ormai sento poco la reattività del corpo, ma questo cambio dalla monotonia della salita ha riacceso un fuoco avido dentro di me. E gli odori qui sono più forti, più intensi. Mi avvicino a qualcosa di interessante.</p>
<p>Un altro bivio ed un altra piccola salita. In questo incrocio ci sono pezzi di cibo ancora fresco. Roba fantastica mai immaginata nella mia esistenza. E poi c’è un silenzio strano. Ricomincio ad arrampicarmi. e dopo poca strada il tubo svolta una volta verso destra, continua orizzontale per un pò, infine si divide in due. Giù c’è un pò di spazio, ma è un vicolo cieco. Pieno però di odore di putrefazione. Quasi gustoso. Sopra la luce&#8230; Sì, una luce forte. Deve essere l’accesso ad una delle due spianate raccontate dai “ritornati”. L’emozione risale violenta riempiendomi di brividi e facendo muovere veloci le mie antenne. Salgo veloce ma non posso resistere alla tentazione di fermarmi ad assaggiare un pezzo di qualche cibo rimasto incastrato a mezzo percorso. Ottimo!</p>
<p>Finisco la salita e prudentemente esco con le antenne e la testa attraverso la griglia posizionata al termine del tubo. E’ una griglia strana fatta di tre grossi buchi divisi da lastre di ferro. C’è anche un piccolo buco centrale intorno a cui c’è un cerchio, sempre in ferro a cui a loro volta sono saldate le tre lastre. Dal buco centrale non ci passo, ma in qualunque dei tre comodamente riesco ad infilarmi. C’è una luce e un silenzio piacevoli. Nell’ampio spazio ci  sono diversi oggetti ammassati e tutti incrostati di roba da mangiare. E’ davvero il paradiso! C’è di tutto. Sono spiazzato da tanta abbondanza. Non so da dove iniziare. Mi fermo un secondo quasi in lacrime dalla gioia. E la voce della prudenza torna a protestare. Da sopra mi accorgo di un altro tubo più piccolo da cui cadono grosse gocce d’acqua ogni tanto. A ritmo regolare piove giù una goccia e va a sbattere dentro un grosso contenitore. Il rumore sordo dell’acqua sull’acqua non sembra reale. E non è pericoloso. Dimentico tutto e inizio a nutrirmi, poi mi sistemo in un angolo a riposare.</p>
<p><em>Porca puttana che schifo questa casa. E’ tutto sporco e non ho nessuna voglia di fare pulizie. Devo decidermi a chiamare qualcuno che le faccia al posto mio, tanto se aspetto me i piatti sporchi invaderanno tutta la cucina e varie bestie gireranno felici anche nel letto. Quanto cazzo puzza sta cucina. Adesso mi lavo una tazza, faccio colazione poi dedico qualche ora almeno per pulire i piatti, la cucina e il bagno.</em></p>
<p><em>Questi i pensieri del giovane architetto single nel suo appartamento in affitto. Il disordine regna nelle due piccole stanze colme di carte, disegni, libri, vestiti, tazze e bicchieri usati e dimenticati in giro. Mentre pensa con disgusto alla sua incapacità all’ordine, nel momento in cui apre il rubinetto e prende una tazza  per darle un sciacquata, fa un salto indietro sputando un altro paio di cattive parole.</em></p>
<p>Sento un rumore lontano, sento acqua e&#8230; Mi sveglio di soprassalto. Arriva acqua ovunque, dal tubo in alto scende una violenta cascata e tutto si riempie in fretta, devo fuggire e scendere giù, in fretta, ma dov’è l’ingresso, dov’è&#8230; Allora devo uscire da questa vasca&#8230; Devo mettermi in salvo.</p>
<p><em>Ancora sti maledetti bacarozzi! Ma che diamine. Un pensiero ed un’azione. Subito mette la tazza sopra il buco del lavandino bloccandolo. E il lavello inizia a riempirsi lento ed inesorabile. Lo scarafaggio si agita e corre verso i bordi finché le zampe riescono a toccare sul fondo, poi il il livello dell’acqua sale e disperato muove le zampe senza saper nuotare e inizia l’agonia. Si dimena inutilmente nell’acqua e si agita a vuoto. Il ragazzo l’osserva con un misto di terrore e schifo per l’insetto. Non osa toccarlo ma lo guarda morire, lo osserva affogare. Non si muove di un millimetro il ragazzo finché l’animale smette ogni movimento.</em></p>
<p><em>Lo osserva ancora qualche minuto mentre il corpo senza vita va alla deriva tra i piatti sporchi nel lago artificiale del suo lavello. Ha una leggera nausea che non sa spiegare. Un pò la decadenza del suo appartamento, un pò la morte orribile appena assegnata. Toglie la tazza e la scia andare giù l’acqua finché lo scarafaggio non tocca il fondo. Lo raccoglie   esitante con troppa carta igienica, quindi lo va a buttare nel cesso. Da un ultimo sguardo al cadavere e tira lo scarico. Si veste rapidamente e scende di casa. La colazione si farà altrove.</em></p>
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