Iluavi
I racconti della Luna Blu
La notte del vampiro (3/3) – Ana
January 19, 2009 on 2:17 pm | Scritto da Simone Cossu nella sezione La notte del vampiro, Racconti | No CommentsAna si svegliò di buon mattino. Aveva dormito profondamente e ora la aspettava il suo matrimonio. Era felicissima, emozionata, eccitata. Friederich non era al suo fianco, si doveva essere svegliato veramente presto. Era soddisfatta del suo uomo e le piaceva l’idea di andare a vivere in Germania. Amava il suo villaggio e la sua nazione, però non le dispiaceva andare a vivere a Berlino. Era di ottimo umore quella mattina assediata da pensieri positivi. Quasi non vedeva l’ora che finisse la loro festa per partire al più presto. Guardò intorno i crocifissi e l’aglio e sorrise dell’ingenuità della sua famiglia. Ma queste tradizioni buffe davano un che di calore al posto, come amava dire il suo ragazzo. Come la prendeva in giro, come si divertiva a scherzare insieme a lei, facendo smorfie di orrore davanti ai simboli sacri o mettendo un asciugamano a mò di mantello davanti alla bocca come per nascondere le lunghe zanne.
Buttò i piedi dal letto e lasciò veloce cadere la veste da notte. Andò in bagno a lavare il viso. Dopo avrebbe fatto un bagno, ora voleva salutare Friederich e mangiare qualcosa insieme a lui. Corse giù per le scale e trovò la sua famiglia indaffaratissima con i preparativi. Pentole, piatti, tovaglie, posate, cibi in cottura, festoni, profumi di ogni genere. La stanza grande era un mostruoso caos di attività. A due gradini dalla fine diede un buongiorno generale, ma era già seccata di non vedere ancora il suo amato tra i presenti. Subito chiese in tono giocoso: “dove avete nascosto mio marito?”
Il padre si fermò un momento dal suo intagliare le gambe di un tavolo ribaltato. Lo decorava per la cena della sera, ne aveva montati quattordici per imbastire una grande tavolata nel giardino di fronte la casa. “Non è ancora sceso, non sapevo che i tedeschi fossero così pigri.” Disse con un grosso sorriso. Ma Ana non sorrideva più. “Sopra non c’è, sarà sceso presto stamattina.” “Molto presto allora” intervenne la madre con piglio un pò preoccupato, “io sono qui dalle 6 e 30 e non è mai sceso nessuno da sopra”. Ana si irrigidì e iniziò a pensare alla notte prima. Lei che si addormentava mentre il ragazzo la accarezzava, poi il sonno profondo, la sveglia da sola. Nessun indizio. Non si era accorta di nulla. “Lo vado a cercare” disse infine mentre risoluta escì dalla porta e iniziò a girovagare prima intorno alla casa, poi nel villaggio.
Nessuna traccia. Dopo un’ora e mezza di ricerche Ana non voleva disperare e non voleva mettere agitazione nei suoi parenti e amici. Lo doveva trovare da sola. In un tumulto di pensieri però non sapeva da dove iniziare. Fece un giro breve nel villaggio, ma senza chiedere nulla a nessuno. Non sembrava aver senso per Frederich una passeggiata tra persone che non conosceva, per cosa poi? Più probabile un giro in zone di natura, forse un pò di tensione da scaricare tra gli alberi del bosco. Nella folla dei pensieri delle mille possibilità passarono 2 ore e l’ansia era fortissima. In un sussulto improvviso Ana si sentì stupida e corse di nuovo verso casa… Poteva essere tornato indietro, magari se la rideva con i suoi genitori mentre lei era in giro da tutto questo tempo.
Tornò a casa senza quasi respirare, sudando e correndo. Il vento in faccia le regalava un filo di ottimismo. Per un attimo sorrise pensando di abbracciarlo appena a casa. Aprì la porta con forza e senza pensare disse a mezza voce: “è qui vero?”. Le parole le morirono in gola appena gli occhi focalizzarono i volti di cera dei familiari. “Non è qui…” Aggiunse Ana con la disperazione ormai alle porte. “Cerchiamolo tutti” intervenne il padre con tono risolutivo, “Frederich non mi pare uomo da scappare il giorno del suo matrimonio come un bambino, nessuno lo obbligava. Sarà qui in giro, forse ha avuto un malore, forse è ferito nel bosco…” Gli occhi della moglie però gli suggerirono un’altra idea. E Ana diede voce a quei pensieri cedendo alle superstizioni della sua terra: “L’ha preso, l’ha preso. Si è addormentato e lui lo ha preso!”
Senza perdere altro tempo padre e figlia uscirono e senza parlarsi o guardarsi, a passo deciso si diressero attraverso il bosco fino alla torre. La giornata era splendente, il sole dava un’aria sorniona a quella vecchia massa di pietre un tempo torre di guardia della regione, piccolo maniero di un signorotto insulso. Il silenzio era completo, ma il padre di Ana, di fronte alla porta prese per un braccio la figlia, come per chiederle di aspettarlo lì. Lei però si divincolò e corse veloce dentro la torre. Al padre non restò che ricordare per il resto della sua vita l’urlo orribile emesso da Ana appena varcata la soglia. Era tutta la pena di chi non aveva voluto credere e all’improvviso urtò contro una orrenda verità.
Recuperò Ana con forza mentre lei si stremava di pianto e urla. La riportò a casa in uno stato semi incosciente. La madre corse ad accoglierli sulla porta mentre Ana biascicava parole di odio verso il loro villaggio. Ana aveva gli occhi aperti, ma l’immagine fissa di Frederich impiccato alla ringhiera della scala della torre che ciondolava lentamente, gli occhi spalancati, la lingua da fuori ed un perverso sorriso disegnato sul volto.
Ana incapace di qualunque pensiero fu messa a letto dal padre. Con il volto immerso nel cuscino riusciva solo a piangere e singhiozzare, non aveva più la forza e la voce per urlare e maledire. Restata solo prese un lungo coltello da un cassetto e se lo conficcò nella gola. Mentre moriva soffrendo udì una voce lugubre dirle con tono allegro: “Mancavi solo tu. Benvenuta, il matrimonio è fatto”.
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