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	<title>Iluavi &#187; La violenza della creatività</title>
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	<description>Scritti della Luna Blu</description>
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		<title>La violenza della creatività</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 22:14:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[La violenza della creatività]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Era giunta la luce del giorno. Dopo una notte passata sveglio a fissare il vetro della grande finestra orientata a Sud &#8211; Est, vedeva i colori schiarirsi velocemente. Osservava tutto dal rifugio del suo grosso piumone. Nel tepore della pesante coperta, tirata fin sotto gli occhi, guardava i confini della stanza senza nessuna voglia di muoversi. Il caldo, la luce fioca, il freddo esterno tenuto lontano dalle mura di legno e dalla finestre doppie; tutto lo invitava a prolungare la sua lunga paralisi.</p>
<p>Così fu per un&#8217;altra ora in cui lasciò il cervello libero di scorrazzare tra i ricordi vicini e le storie lontane. Ci mise un pò prima di distrarsi e lasciarsi aggredire dagli errori, gli imbarazzi, gli eventi spiacevoli, le sconfitte. Troppe sconfitte.</p>
<p>Se si analizza la propria vita come una somma di gare, allora troppe sconfitte è la risposta di quasi tutti. Ci sono pochissimi posti sui podi. La prima di queste è la nascita, pensava, la famiglia in cui si è cresciuti è probabilmente la seconda. Il resto è una lunga catena. Basta, si intimò.</p>
<p>Meglio alzarsi dal letto che cadere nella trappola di quel percorso di idee. Malsane, tristi, sconfortanti. Non bisogna tirare somme, bisogna proseguire. Forse.</p>
<p>Uscì dal rifugio del letto con i due piedi, quasi elementi indipendenti esploravano eventuali pericoli all&#8217;esterno della morbida grotta. La luce non li aiutava visto che il loro unico senso era il tatto. E così sembrava facesse freddo, seppure freddo non fosse!</p>
<p>I piccoli esploratori chiedevano di tornare al coperto, ma le gambe li lanciarono sul pavimento in legno. Fortunatamente per loro vennero presto ricoperti con due morbidi calzerotti in lana grossa cuciti a mano. Una salvezza.</p>
<p>In quelle mattine chiare in cui la notte era stata bianca e incerta, forse anche paurosa, bisognava costruire piccoli piaceri di compensazione. Immediatamente indossare vestiti caldi: maglia felpata, pullover pesante, pantaloni di tutta in pail. Anche esagerare va bene, così da scacciare il senso di freddo seguente la notte difficile. Dopo si troverà il tempo per eliminare gli strati in eccesso.</p>
<p>In secondo luogo bisogna preparare qualcosa di caldo per le budella: un caffè lungo nero, un te o del latte con molto cacao. Infine, mentre si sorseggia piano la bevanda bollente è necessario guardare il freddo fuori e sentirlo più lontano.</p>
<p>Rispettò con rigore il protocollo ben registrato. Come sempre sortì alcuni effetti positivi. Le membra gli si rilassavano e il ricordo della notte si dileguava dolcemente. Riuscì finalmente a sbarazzarsi degli strati di troppo, a sentirsi al sicuro.</p>
<p>Riprese queste prime energie, ora necessitava che la fantasia vagasse per un pò. D&#8217;improvviso tutto gli ricordava qualcosa. Ancora indefinito, però riconosceva i sintomi, gli fluiva fuori la notte e le tante giornate di sforzo invano. La ricerca gravosa sembrava portare qualche frutto. Rapido prese la penna preferita e uno dei tanti quaderni sparpagliati. Non sapeva ancora il titolo e non vedeva con precisione tutti gli avvenimenti, ma conosceva la forza e la sensazione di essere guidato, diretto. Buttava giù le frasi e le parole, delineava l&#8217;intreccio, costruiva gli ambienti. La macchina al suo interno aveva preso a cigolare e a muovere gli ingranaggi.</p>
<p>Aveva iniziato finalmente il suo nuovo romanzo. Ci sarebbero stati altri vuoti, altre commiserazioni, però ora stava producendo e godeva unicamente del momento.</p>
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