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	<title>Iluavi &#187; L&#8217;incrocio</title>
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	<description>Scritti della Luna Blu</description>
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		<title>L’incrocio</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 19:32:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'incrocio]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Ore 20:57 Chissà da quale strada arriverà. L’appuntamento era alle nove, sono stato puntuale. Sono all’angolo giusto, nella croce tra Mallorca e Casanova. Un appuntamento insperato, l’incontro di due vite e l’attesa di un istante. Ore 21:00 Forse arriva dalla mia stessa direzione, percorre magari il mio marciapiede, oppure attraverserà e mi verrà incontro, sorridendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ore 20:57</em><br />
Chissà da quale strada arriverà. L’appuntamento era alle nove, sono stato puntuale. Sono all’angolo giusto, nella croce tra Mallorca e Casanova. Un appuntamento insperato, l’incontro di due vite e l’attesa di un istante.<br />
<em> Ore 21:00</em><br />
Forse arriva dalla mia stessa direzione, percorre magari il mio marciapiede, oppure attraverserà e mi verrà incontro, sorridendo nel trovarmi già qui. Dovevo fare un pò di ritardo, essere io ad andare incontro. Appostato in un bar vicino, dovevo osservare il suo arrivo, lo sguardo perso intorno alla mia ricerca, godermi la soddisfazione per un briciolo di ansia nel non vedermi. Una sciocca vanità. Poi al momento giusto uscire e con passo calmo dirigermi sicuro verso di lei. Salutandola con lo sguardo, puntandola come una preda.<br />
Ma ormai sono qui. Faccio un giro su me stesso. Ballo sul posto, piccoli passetti. Sono emozionato. L’attesa rende spessi i secondi, gocce pesanti e rumorose, risuonano di echi nella testa svuotata dai pensieri. Tutto me è concentrato sull’adesso. È una qualità, non perdersi sul ieri, non sognare a vanvera dei possibili domani. E l’adesso però diventa lungo, allargato, deformato. Io non aspetto mai, ma le attese ci sono sempre. Un giorno di traffico, un treno in ritardo, un bus che non passa. Le attese ci sono e oggi ne vale pena. Aspettando forse gusto di più l’occasione. Quindi incrocio le mani dietro la schiena, mi fermo, poi mi giro verso destra.<br />
<em> Ore 21:20</em><br />
Forse arriva da destra. Lei ha scelto ora e luogo, se ha un problema mi avvertirà, troverà il modo, mi spiegherà quando sarà qui. La strada fissata è piena di movimento, ma la vedo vuota. Cercando con gli occhi tra le persone non ne vedo nessuna, non riconosco lei. Inutili i movimenti del capo, inutile fissare l’attesa. Mi distraggo guardando qualche nuvola che non intrattiene il pensiero. Ritorno a scrutare la strada, inizio a leggere insegne e manifesti. Fisso particolari, lascio correre le idee, finisco di aspettare e così inizio a viaggiare.<br />
Le prime ad imprigionarmi sono le facce delle persone, sempre diverse, mai sorridenti. Scorrono intorno a me, qualcuna mi osserva, infastidita o curiosa nell’essere esplorata, scrutata. La maggior parte mi attraversano invisibile alle loro vite. Facce larghe, facce grasse, linee tagliate, secche, lunghe, tirate, cavalline, stravaganti, bellissime. Un oceano vario, colorato. Vedo un ragazzo zoppicare un pò, immagino i dolori dopo una partita di calcio con gli amici, forse un’acciaccatura antica, che bussa al suo sistema nervoso come presagio di piogge. Una donna ha inciso un dolore nelle rughe delle guance, avrà litigato con la figlia, forse deve affrontare un problema di lavoro. Le storie finte e reali, la lotteria del piccolo indovino ficcanaso inizia a rimbalzare sulle teste in transito. Alcune non riescono ad ispirare che mediocrità, molte filtrano avventure dei giorni. Dal passo, dall’occhio curioso, dai vestiti, dai tic, dal portamento, dalle reazioni, scaturiscono immagini e storie.<br />
<em> Ore 21:40</em><br />
Forse arriva dalla strada di fronte a me. Nel contrasto delle luci posteriori delle automobili dirette nella direzione opposta la vedrò apparire controcorrente, sicura e di corsa per l’enorme ritardo. Ma ora non la vedrei, l’ipnosi della rombante onda rossa che cela i colori del metallo e mostra il fiume sangue nel buio ha rapito il mio interesse. Procedono senza sosta, il rumore si fa indistinto, si perde oltre una curva,   però senza continuità, a brevi ondate ammassate, ritmate dai semafori. I palazzi intorno sembrano ondulare al passaggio, subiscono il tremante suolo che solletica le fondamenta. La strada davanti a me non può essere risalita neppure dal salmone più temerario. Nessun orso perderebbe il tempo ad aspettare cibo in questo marasma. Eppure sono ancora lì. E so che ciò che dico ha sempre meno senso.<br />
Chiudo gli occhi. Mi appoggio ad un muro, sorrido pensando all’aria da tossico che devo aver acquistato. bell’affare. Respiro gli smog e i profumi dei passanti. Distinguo finalmente suoni e rumori, qualche voce, qualche ritaglio di discorso. Il tempo però rallenta ancora e così torno rapidamente alla realtà di un’attesa inossidabile.<br />
<em> ore 22:00</em><br />
Forse arriva da sinistra. Mi tocca osservare quest’ultima possibilità come se il tempo non contasse, ma solo l’attenzione data allo spazio nel campo visivo. Lo scenario non è molto diverso, ma ora tutto è più vuoto, calmo. Il passaggio al buio ha pulito le strade e mi tocca osservare il fondo concentrandomi nella speranza di non essere qui per nulla. Però mi sono stancato tanto, non ho più energia. Mi dirigo sulla strada e poi svolto a destra verso le fermata della metro di Hospital Clinic.<br />
Le prove delle emozioni non funzionano mai come dovrebbero. Domani speriamo arrivi puntale all’appuntamento. Il terreno l’ho studiato in ogni dettaglio, non potrà passare senza che io mi accorga di lei. Sono troppi mesi che l’aspetto, forse non dovevo andare con tanto anticipo. Eppure è stato bello assaporare il luogo di uno storico incontro prima che questo avvenga. Storico almeno per me.</p>
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